• Paolo Baruffaldi

In attesa del Recovery Fund la maggioranza discute del Mes

In attesa dei fondi relativi al Recovery Fund, continua lo scontro nel governo e nella maggioranza sul Mes. Secondo il Pd occorre definire i progetti per il Mes "perché è una linea di finanziamento che ci fa risparmiare miliardi, è giusta e corretta perché serve al nostro sistema sanitario". E ancora: "Abbiamo conquistato miliardi di euro per la nostra economia e per le imprese: ora bisogna spenderle bene e in fretta". Secondo i 5 Selle che condividono maggioranza e Governo con il PD ritengono il Mes uno strumento che porterà a tragiche conseguenze “in forza di un trattato che ci sottrarrà la sovranità popolare senza consentirci in alcun modo di recuperarla». Il “no” dei 5 Stelle è diventato una sorta dogma ripetuto da tutti gli esponenti pentastellati, dal capo politico reggente Vito Crimi al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «Il Mes non è uno strumento adeguato». Ma rispetto al 2012 gli scenari sono cambiati profondamente: il rifiuto non può più essere corredato, come avvenuto in passato, da strali anti-europei o da attacchi alla moneta unica. Sul tema delle condizioni del Mes e in merito alle polemiche che tale strumento ha generato nella politica italiana, il prof. Cottarelli afferma: “Secondo me non è possibile che sia introdotta una condizionalità aggiuntiva a quella iniziale. In ogni caso credo sia inutile fare polemiche sul nulla. Prima di firmare si legge tutto, si consultano esperti di legislazione europea, si mettono per iscritto le condizioni previste e si va avanti. Le opinioni fondate sui sospetti non hanno molto senso”.

Lo stato di crisi e di emergenza richiede altri fondi oltre al Recovery Fund, che sarà disponibile solo nel 2021. L’Italia sarà il principale beneficiario del Recovery Fund con 172,7 miliardi (davanti alla Spagna con 140). Roma avrebbe diritto a 81,8 miliardi di euro di sussidi e 90,9 di prestiti da restituire. Uan parte delle risorse non saranno a fonsdo perduto ma andranno restituite agli investitori (seppur a lungo termine). Gli Stati membri potrebbero essere chiamati a farlo in base al loro contributo al bilancio Ue (l’Italia versa circa il 12%), anche se la Commissione propone di introdurre nuove tasse riscosse a livello europeo (dalla Carbon Tax alla Web Tax, fino a un’imposta sulla plastica e una sulle multinazionali). Ma non sarà semplice trovare un’intesa all’unanimità. Il finanziamento del piano Next Generation EU, che rappresenta l’insieme delle misure adottate per fronteggiare la crisi e per rilanciare lo sviluppo di cui il Recovery Fund rappresenta una parte importante, secondo la proposta della Commissione, avverrà con l’emissione di obbligazioni da parte della UE sui mercati finanziari. Nonostante non sia la prima volta che la Commissione emette strumenti finanziari sui mercati, l’ammontare in questione oggi è pari a dieci volte quanto emesso nel periodo 2010-2019. In riferimento a queste necessità, le simulazioni della Commissione stimano che l’immissione di 750 miliardi di euro nell’economia europea consentirebbe, rispetto allo scenario in assenza di intervento e grazie all’effetto moltiplicatore dei fondi su output, produttività, occupazione e base imponibile, di incrementare il livello del Pil reale dell’1,75 per cento nel 2021 e nel 2022, fino a raggiungere l’incremento del 2,25 per cento nel 2024.

Non si può affermare che il Recovery Fund porterà alla formazione di un bilancio comune in quanto l’iniziativa è considerata temporanea ed è motivata da circostanze eccezionali. Tuttavia, si delinea un percorso che pone l’esigenza di far fare un salto all’architettura istituzionale dell’UE in modo da rendere possibile il superamento di quella fondamentale carenza dell’Unione Monetaria che è rappresentata dall’assenza di una politica di bilancio comune.

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